L’arresto dei fratelli Graviano

Traditi dalla cena con le fidanzate

MILANO . Con l’ antipasto sono spuntate le pistole. E la fetta del salamino di cinghiale, appena infilata nella forchetta, e’ rimasta a mezz’ aria. Giuseppe Graviano, 31 anni, uno dei killer piu’ feroci dei corleonesi, sospettato degli omicidi di don Puglisi e dell’ onorevole Salvo Lima, e’ rimasto impassibile, come si addice a un vero padrino. “Siete dei Ros?” ha chiesto con calma. “No, siamo carabinieri del nucleo operativo”, ha replicato un sottufficiale. “Allora, adesso, diventerete piu’ importanti”. Erano in cinque, tre uomini e due donne, giovedi’ sera a quel tavolo contro il muro (mai dare le spalle al nemico) del ristorante “Gigi il cacciatore” in via Procaccini. Con Giuseppe Graviano c’ erano il fratello maggiore Filippo, anche lui un ricercato, le rispettive compagne, Rosalia Galdi, 29 anni, e Francesca Buttitta, 27 anni, e Giuseppe D’ Agostino, incensurato come le due donne. Le manette sono cosi’ scattate anche per loro, accusati di favoreggiamento. L’ allegra compagnia, dopo un pomeriggio dedicato allo shopping nelle vie del centro, entrando nel ristorante non aveva notato quei due giovanotti che, arrivati pochi minuti dopo, si erano seduti nel tavolo di fianco. E neppure ha fatto caso che fingendo di leggere il menu’ , in realta’ spiavano ogni loro mossa. Giuseppe e Filippo Graviano si sentivano tranquilli. A Milano nessuno “sbirro” li conosceva. Non potevano certo immaginare, gli spietati capi della famiglia di Corso dei Mille, presunti mandanti dell’ uccisione del parroco antimafia del quartiere Brancaccio don Pino Puglisi, che i carabinieri erano arrivati fino al ristorante pedinando un’ amica delle loro compagne Rosa e Francesca, che erano partite da Palermo la notte di mercoledi’ . Grazie a un meticoloso lavoro di intelligence i detective dell’ Arma avevano infatti individuato in Salvatore Spadaro, un picciotto del rione Brancaccio con qualche lieve precedente, ma soprattutto nella moglie Caterina, amica delle fidanzate dei fratelli ricercati, il “filo d’ Arianna” che avrebbe potuto portarli a Giuseppe e Filippo Graviano. E cosi’ , quando Salvatore e Caterina Spadaro, assieme alle due figlie di 9 e 8 anni, hanno preso il vagone letto per Milano, sullo stesso treno sono saliti quattro sottufficiali. La famiglia Spadaro e’ arrivata alla Stazione Centrale alle 9.05 di giovedi’ . In taxi ha raggiunto l’ albergo Salus di via Pellegrino Rossi. Padre, madre e figliolette sono usciti alle 3 del pomeriggio. Salvatore ha fatto una telefonata da una cabina pubblica, poi tutta la famiglia ha raggiunto piazza Duomo e si e’ fermata davanti a una farmacia. Pochi minuti dopo sono arrivati Giuseppe D’ Agostino, Rosa e Francesca. Tutta la compagnia, sempre controllata a vista, ha raggiunto l’ ingresso della Rinascente di corso Vittorio Emanuele, dove al gruppo si e’ unito un giovane. Era finalmente lui, il padrino Giuseppe Graviano? Probabilmente si’ , ma i segugi della quarta sezione del nucleo operativo di Milano e i colleghi di Palermo non ne erano sicuri, perche’ la foto segnaletica era vecchia di dieci anni. La certezza l’ hanno avuta tra i banchi della Rinascente, quando un sottufficiale, durante una fila alla cassa, mentre Giuseppe Graviano pagava le calze appena acquistate, ha visto la piccola cicatrice che il ricercato ha al sopracciglio sinistro. Il pedinamento e’ proseguito in via Montenapoleone, in un bar per l’ aperitivo, e si e’ concluso al ristorante, dove poco dopo e’ arrivato Filippo Graviano. Circondato il ristorante, il blitz e’ scattato quando i due giovanotti seduti nel tavolo a fianco (ovviamente carabinieri) hanno alzato la lista. Era il segno convenuto. La famiglia Spadaro e’ stata bloccata mentre usciva dall’ albergo, ma soltanto Salvatore e’ stato arrestato per favoreggiamento.

Orlandi Ranieri per il Corriere della Sera, 29 gennaio 1994

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