Paolo Bellini, il protagonista occulto dei misteri d’Italia

Esponente di Avanguardia nazionale, protetto da magistrati e servizi segreti, sospettato (e prosciolto) per la strage di Bologna…

Protagonista della prima trattativa tra Stato e mafia nel 1992, informatore dei carabinieri e autore di omicidi come quello di Alceste Campanile (ma non fa un giorno di carcere per prescrizione). Assolto per un altro omicidio che solo poi ha confessato. Insomma, a Paolo Bellini è andata molto bene nella vita: è entrato e uscito da molti “misteri d’Italia” con la facilità di uno che entra nella porta girevole di un hotel. A lui si è rivolto pubblicamente Totò Riina nel 2003. In aula, durante un processo, il “capo dei capi” ha detto: “Ma questo Paolo Bellini che si affaccia nelle stragi di Bologna, in certi processi e poi non si vede più, ma che ci andò a fare a discutere con Gioé ad Altofonte dove c’ha detto e c’ha messo in testa di potere fare queste stragi verso Firenze, verso Pisa (il progettato attentato alla Torre, ndr), verso l’Italia… Io questo Bellini me lo trovo in mezzo ai piedi con i servizi segreti perché era manovrato di concordi dal colonnello dei carabinieri di Roma, quello che cerca le Belle Arti e questo amico del generale Mori – oggi – Mori che c’é dietro a tutte queste situazioni che io mi vengo sempre a trovare in mezzo ai piedi? Bellini, Gioé, servizi segreti… ma che cosa c’é? Che cosa ci traso io nei fatti di Firenze? Perché sono nei fatti di Firenze?”. Bellini è un protagonista “silente” di tanti fatti eclatanti, una “trafficante d’arte” che è vissuto per anni in carcere coperto da una finta identità brasiliana. Un uomo dei mille volti, di cui abbiamo ora un primo ritratto organico grazie al grande lavoro di Giovanni Vignali, che ha scritto per Aliberti il volume “La primula nera. Paolo Bellini, il protagonista occulto di trent’anni di misteri italiani”. Oltre all’essere un protagonista della prima trattativa tra Stato e mafia (Gioé lo cita come “infiltrato dello Stato” nella lettera scritta poco prima di morire due giorni dopo gli attentati del ’93 e Brusca lo indica come il ”suggeritore” della strategia tesa a colpire i monumenti), Bellini è uno dei più enigmatici “personaggi” della strage di Bologna (vicenda da cui è stato del tutto scagionato). Il giorno dopo la strage alla stazione il Procuratore della Repubblica di Bologna, Ugo Sisti, lo stesso che aveva immediatamente ipotizzato lo scoppio (doloso o no?) di un “trasporto” di esplosivo della resistenza palestinese, invece di seguire le indagini si rifugiò a casa del padre di Bellini. Lo stesso magistrato incontrerà negli stessi mesi Paolo Bellini mentre è latitante sotto falso nome. Due testimoni sostennero che Bellini era a Bologna il 2 agosto. E’ Sisti che fa entrare il Sismi nelle indagini “depistanti” sulla strage di Bologna; lui che autorizza il capo del servizio segreto clandestino de l’Anello, Adalberto Titta, a contattare in carcere il boss della camorra Cutolo durante il rapimento Cirillo; lui che consente a uomini del Sismi di entrare ad Ascoli e “suggerire” ad Alì Agcà di sostenere la pista bulgara per l’attentato al Papa; lui che permette che i fascisti Ermanno Buzzi e Carmine Palladino (che molto sanno delle stragi) vengano trasferiti in carcere dove li attende una sicura morte. Sisti e Bellini saranno prosciolti da tutte le ipotesi di reato senza che alcuno spieghi la ragione di quello strano comportamento, quasi un legame tra i due. Il libro di Vignali restituisce ora al lettore tutte le sfaccettature di questo personaggio passato indenne tra stragismo e affari, mafia e politica, magistratura e legami – sempre sussurrati – con i servizi segreti. Bellini, interpellato tramite il suo avvocato (é oggi sotto protezione da parte dello Stato) non ha risposto alle domande sulla trattativa con la mafia nel ’92-’93 e sulla strage del 2 di agosto. Ecco le conclusione a cui giunge Vignali oggi, dopo la pubblicazione del volume: “Dopo una vita trascorsa tra fughe all’estero, bombe, sparatorie e arresti ripetuti, con sospetti gravissimi, seppur mai provati in un’aula di giustizia, sul suo ruolo per quanto attiene la strage di Bologna e le bombe della mafia nel 1993 a Firenze, Milano e Roma (10 morti e 106 feriti), Paolo Bellini oggi gode dello status di collaboratore di giustizia, e sconta a casa, in un luogo protetto, la pena per gli omicidi che ha commesso. Il Gip di Firenze che dispose l’archiviazione dell’indagine sui presunti mandanti occulti delle stragi del 1993 ha definito nel dispositivo Bellini un collaboratore di giustizia ‘reticente’. Se questa valutazione dovesse corrispondere alla verità dei fatti, c’é da augurarsi, visto quanto sta accadendo in Italia nelle ultime settimane, che Paolo Bellini possa tornare a spiegare per intero la propria verità su quegli eventi drammatici, contribuendo ad accertare il reale andamento di dinamiche che restano, a troppi anni di distanza, ancora coperte da una cortina fumogena”.

Paolo Cucchiarelli  per ANSA,  1 agosto 2009

 

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