Un superteste per tutte le stagioni

BOLOGNA – Professione supertestimone: fantasia vivace, parlantina facile, ma soprattutto solide amicizie tra i servizi segreti e la Loggia P2. Elio Ciolini, 45 anni, fiorentino, è un superteste per tutte le stagioni che può vantare un curriculum di tutto rispetto. Una clamorosa operazione di depistaggio delle indagini sulla strage alla stazione di Bologna. Un diabolico raggiro ai danni dello Stato italiano, dal quale riuscì a farsi regalare 87 mila franchi svizzeri in cambio di ghiotte quanto false rivelazioni sull’ attentato del 2 agosto ‘ 80, sulla scomparsa di due giornalisti italiani in Medio oriente, e qualche altra baggianata. Una truffa ai danni di una signora svizzera che gli ha fruttato un bel gruzzoletto. Qualche altro conto con la giustizia ancora in sospeso, recentemente ha “confessato” di appartenere “a un servizio per la lotta al comunismo che fa capo alla Nato” tanto simile a Gladio e, infine, ha sciorinato le nuove rivelazioni sugli omicidi politici e sul progetto di rapire “un futuro Presidente della Repubblica”. Latitante per quasi un decennio, Ciolini è stato arrestato dai carabinieri alla vigilia dello scorso Natale a Firenze. Si nascondeva a casa di una parente spacciandosi per un peruviano di nome Bruno Rivera. “Se mi avete fermato sapete anche chi sono”, ha mormorato ai carabinieri che gli infilavano le manette. In realtà da qualche mese aveva deciso di consegnarsi alla giustizia italiana, ma chiedeva in cambio uno sconto di pena che nessuno gli poteva offrire. Qualche settimana dopo l’ arresto i giudici bolognesi hanno chiesto di interrogarlo e lui ha promesso di raccontare “questa volta davvero, la storia del depistaggio dell’ inchiesta”. Non ha voluto avvocati. “Non ce n’ è bisogno”, ha spiegato, dopo aver revocato l’ incarico a due legali fiorentini. E con il suo accento un po’ toscano e un po’ francese, ha cominciato a rivisitare quella che la magistratura ha definito “una delle più insidiose tossine innestate da apparati statali deviati nelle indagini, che rimasero letteralmente sconvolte e paralizzate”. Un’ operazione sofisticata, ideata e realizzata nel carcere ginevrino di Champ Dollon dove Ciolini era rinchiuso per la truffa alla signora svizzera. La strage di Bologna, secondo le rivelazioni del superteste, era stata voluta da una fantomatica Organizzazione Terroristica, “OT”, responsabile di altre stragi (Piazza Fontana, Italicus), di incidenti politici (Sindona, Gelli), traffici di valuta, droga e armi. L’ attentato era stato deciso durante la riunione di una loggia massonica di Montecarlo, presenti numerosi bei nomi dell’ economia e della politica, per sviare l’ attenzione dell’ opinione pubblica da una colossale operazione finanziaria. L’ esecuzione materiale della strage era stata affidata a Stefano Delle Chiaie che aveva incaricato un tedesco e un francese. Un incredibile castello di accuse che sono costate a Ciolini una condanna a nove anni per calunnia. Nel racconto al primo giudice che a Bologna si occupò della strage, Aldo Gentile, sono mescolate però con notevole abilità e con la classica tecnica della disinformazione, palesi bugie insieme a fatti veri e facilmente verificabili. Un mosaico intricatissimo che paralizzò per due anni l’ attività della magistratura bolognese. Le indagini scoprirono che Ciolini poteva anche aver lavorato di fantasia, ma era stato davvero in Sudamerica al fianco della “primula nera”. A presentargli Delle Chiaie erano stati due uomini legati agli 007 nostrani, il senatore Lanfrè (ex parlamentare missino) e il capitano Taddei. Un po’ alla volta saltò fuori che il superteste era legato a filo doppio anche agli ambienti della Loggia di Licio Gelli, in particolare all’ avvocato fiorentino Federico Federici, scomparso quelche anno fa, e al capozona della P2 in Toscana Ezio Giunchiglia. Qualche anno dopo, nell’ unica intervista dalla latitanza, Ciolini spiegò che a fargli incontrare Delle Chiaie “era stata la stessa organizzazione che gli aveva ordinato di raccontare tutte quelle balle sulla strage di Bologna”. Vero? Falso? Chissà. Certo è che qualche santo in paradiso Ciolini doveva pur averlo, visto che la Svizzera ha rifiutato per ben quattro volte la sua estradizione e che sul bollettino internazionale di ricerca che lo inseguiva per tutto il mondo c’ era un timbro con scritto “Do not arrest”. Un regalo prezioso per un latitante, fermato e subito rilasciato dalla polizia di Miami nel 1985. Chi si era fatto subito un’ idea precisa della personalità e del ruolo di Elio Ciolini fu il Sisde, che lo definì “inaffidabile” e il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Conversando con un collega che gli chiedeva una valutazione sulla attendibilità del superteste della strage di Bologna disse: “Ho l’ impressione che sia un guardaspalle di Gelli”. Un’ impressione confermata poi da Ninetto Lugaresi, ex capo del Sismi riformato: “Ciolini è uno dei più brillanti esponenti dello staff di Gelli”. E da Pasquale Notarnicola, ex capo della prima divisione del Sismi: “Penso che dietro Ciolini possa esserci l’ ombra della P2 interessata a ‘ sollevare polverone’ e forse anche a ‘ destabilizzare’ le istituzioni dello Stato”.

Aldo Balzanelli per La Repubblica, 20 marzo 1992

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