Le lobby finanziarie ordinarono le stragi

FIRENZE – Mandanti a viso coperto. Così li definisce il procuratore di Firenze Pier Luigi Vigna. Sono gli uomini che potrebbero aver suggerito a Cosa Nostra la strategia di attacco allo Stato e gli obiettivi da colpire. Vigna parla di “lobby finanziarie”, “lobby segrete, soprattutto”. “Se sapessi i nomi avrei già chiesto gli ordini di custodia”, chiarisce. Ma spiega che la Direzione distrettuale antimafia di Firenze – che indaga su tutte le stragi che nel corso del 1993 hanno insanguinato Roma, Firenze e Milano – ha aperto un fascicolo parallelo a quello sugli attentati: un fascicolo – appunto – sui “mandanti a viso coperto”. La decisione è stata presa d’ intesa con la procura di Caltanissetta che indaga sugli attentati a Falcone e Borsellino. Alla vigilia del secondo anniversario della strage di via de’ Georgofili del 27 maggio 1993 – che provocò cinque morti, fra cui due bambine, 28 feriti, danni gravissimi alla Galleria degli Uffizi e agli edifici vicini – il procuratore di Firenze ha fatto il punto dell’ inchiesta, condotta insieme con i sostituti Gabriele Chelazzi e Giuseppe Nicolosi. Due trafficanti di droga, Antonio Scarano e Aldo Frabetti, sono in carcere, accusati di strage. Ricercati i boss di Cosa Nostra Leoluca Bagarella e Giovanni Brusca. In carcere per detenzione di esplosivi i romani Alfredo Bizzoni e Bruno Santarelli. Oltre 50 persone indagate per strage. Che Cosa Nostra abbia organizzato gli attentati del ‘ 93 per ricattare lo Stato e costringerlo a recedere dal rigore nella lotta alla mafia è un dato certo, confermato da numerosi pentiti. Ma la strategia del terrore poteva far comodo anche a realtà criminali esterne, contigue e conniventi con Cosa Nostra. Che – secondo Vigna – è ormai un “sistema criminale integrato”: e cioè una organizzazione che interagisce con altre realtà criminali esterne. Secondo il pentito Totò Cancemi, prima di varare la strategia delle stragi Totò Riina si incontrò “con persone importanti”. E poichè Riina era al vertice di Cosa Nostra, Cancemi ne dedusse che si trattava di persone esterne all’ organizzazione.

La Repubblica, 25 maggio 1995

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