Chelazzi e quell’audizione mai finita

«RINGRAZIO la Commissione per aver disposto questa audizione. Mi fa infatti piacere… dopo essere stato per 185 udienze in un anno e mezzo davanti alla Corte d’ assise di Firenze a svolgere il primo grado davanti ai giudici che, con fascia e senza fascia, rappresentano il popolo italiano, poter illustrare a chi rappresenta il popolo italiano in quest’ Aula qualche cosa che in quella sede giudiziaria non aveva ragione di ingresso». E’ martedì 2 luglio 2002. Il magistrato fiorentino Gabriele Chelazzi è stato convocato dalla Commissione parlamentare antimafia insieme con il procuratore nazionale Piero Vigna per parlare delle stragi del 1993. «Ho alle spalle nove anni di full immersion nella vicenda delle stragi», premette, avvertendo che le indagini non si sono fermate e che «è ancora in piedi l’ ultimo dei procedimenti, che va alla ricerca – non in virtù di un teorema – di responsabilità concorrenti a quelle di Cosa Nostra». «Poter mettere quello che so, quello che ho capito e niente più che questo, a disposizione di un organo importante come una Commissione parlamentare d’ inchiesta è per me motivo di soddisfazione, ma anche di gratitudine». «Vorremmo che la sua relazione fosse la più ampia possibile», dichiara il presidente della Commissione antimafia Roberto Centaro, Forza Italia, attuale relatore della legge-bavaglio sulle intercettazioni. Sfortunatamente quel 2 luglio 2002 incombono votazioni in aula e la Commissione può concedere al magistrato un solo quarto d’ ora. Chelazzi deve limitarsi a illustrare «un tracciato», «una sorta di premessa metodologica». «Per quanto riguarda il momento deliberativo interno, il momento organizzativo, il momento preparatorio e quello esecutivo, per tutto quello che concerne Cosa Nostra ritengo che le responsabilità siano state individuate una per una… Ora però l’ impegno principale, che non ho difficoltà a dire non ha assicurato risultati a carattere definitivo a tutt’ oggi, è stabilire il perché di queste stragi». Ai parlamentari Chelazzi ricorda che gli attentati sono stati sette e hanno occupato undici mesi: «Credo che non ci siano precedenti nella storia dello Stato unitario di sette fatti di strage in undici mesi». Il presidente Ciampi ha ricordato giorni fa quella sequenza di orrori: l’ attentato di via Fauro a Roma contro Maurizio Costanzo, l’ autobomba in via de’ Georgofili a Firenze, la notte degli attentati a Milano in via Palestro e a Roma contro le chiese di San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro, l’ autobomba all’ Olimpico che avrebbe dovuto fare strage di carabinieri e non scoppiò, il fallito attentato a Formello contro il pentito Totuccio Contorno. Cosa Nostra aveva una finalità eversiva, voleva costringere lo Stato a recedere dalla linea della fermezza, sottolinea Chelazzi all’ Antimafia. «Tuttavia – aggiunge – bisogna andare più in profondità per capire com’ è che questa finalità ha fatto sì che si colpissero determinati obiettivi e non altri; che si agisse non in Sicilia ma fuori dalla Sicilia; che si alternassero obiettivi notevolmente disomogenei… E c’ è da spiegare la ragione per la quale tra un fatto e l’ altro intercorrono in alcuni casi pochi giorni, in altri un periodo di tempo lungo». Chelazzi non lo dice, ma sembra alludere a una possibile trattativa. Si chiede ancora perché non sia stato replicato il fallito attentato dello Stadio Olimpico e, «più in generale, perché le stragi ad un certo momento finiscono». Il magistrato ritiene fondamentale il ruolo della commissione parlamentare per la comprensione delle «ricadute sulla società civile di azioni criminali così gravi». E conclude: «Quindi, se l’ intendimento della Commissione è conoscere qualcosa dei sette fatti di strage e delle ipotesi avanzate per individuare le responsabilità, credo sia indispensabile che io provi… ad allargare gli scenari anche sugli antefatti e su quelle che chiamo le sequenze concorrenti parallele». Tempo scaduto. «La ringrazio», si congeda il presidente Centaro: «Il quadro è interessantissimo e quindi mi raffiguro che comporterà audizioni molto lunghe e approfondite». E’ un arrivederci, dunque. Ma nei mesi successivi la Commissione non trova il tempo per gli approfondimenti. Gabriele Chelazzi morirà d’ improvviso a 59 anni il 17 aprile 2003, senza essere più stato convocato dai rappresentanti del popolo.

Franca Selvatici per La Repubblica, 2 giugno 2010

Audizione del P.M. Gabriele Chelazzi davanti alla Commissione Antimafia, 2 luglio 2002

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