Il “papello” di Riina per trattare con lo Stato

PALERMO – Il papello è un documento che Cosa Nostra avrebbe “presentato” a pezzi dello Stato italiano dopo l’ uccisione di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Un documento di richieste per una trattativa tra mafia e Stato dopo la stagione delle bombe del 1992. Il primo che parla di questo papello è proprio Giovanni Brusca.
E lo fa il 10 settembre del 1996 davanti a 4 magistrati di Palermo, 3 di Caltanissetta e 2 di Firenze. E’ quasi sera quando in una saletta del carcere di Rebibbia il boia di Capaci comincia a parlare. Ecco il verbale. “Totò Riina mi disse che aveva fatto un papello di richieste dirette a una persona che non so indicare e che si attendevano risposte. Si tratta della vicenda dei ‘contatti con lo Stato’ …Ricordo che verso la fine del 1992, Salvatore Biondino ci disse che ci sarebbe voluto qualche altro ‘colpo’ per indurre lo Stato a scendere a patti. Il Riina, invece, aveva detto che bisognava fermarsi in quanto le trattative erano in corso…”. Giovanni Brusca risponde alle domande dei procuratori Guido Lo Forte, Roberto Scarpinato, Gioacchino Natoli, Alfonso Sabella, Paolo Giordano, Luca Tescaroli, Carmelo Petralia, Pier Luigi Vigna e Gabriele Chelazzi. E spiega quali erano quelle richieste. “Consistevano nella modifica della legge Rognoni-La Torre, della legge Gozzini, nella riapertura del maxi e di qualche altro processo… credo anche che ci fosse qualche richiesta inerente la legge sui pentiti, e anche altre richieste per far uscire dal carcere alcuni vecchi mafiosi in cagionevoli condizioni di salute…Gli incontri con Salvatore Riina in cui si parlò di tali fatti si svolsero nella casa del Guddo… non era un uomo d’ onore… la sua casa era alle spalle di Villa Serena e nel baglio Biondo. A quelle riunioni partecipavamo sempre in pochi… solitamente c’ eravamo io, Totò Riina, Salvatore Biondino, Raffaele Ganci e Totò Cancemi”. I procuratori tempestano di domande. Brusca risponde: “Voglio ribadire che io ero a conoscenza del fatto che Totò Riina aveva dei contatti per far cessare le stragi, ma non so dire con chi…i contatti del Riina erano quelli del papello di cui ho parlato prima, ma non posso escludere che ne avesse altri, probabilmente su Palermo…Non so dire a chi sia stato consegnato il papello ma sono sicuro, per avermelo detto lo stesso Riina, che il papello fu effettivamente consegnato a qualcuno, anche se la risposta alle richieste che noi avevamo avanzato era stata negativa… Se Totò Riina aveva bisogno di un appoggio ‘importante’ ci arrivava senza problemi…”. Infine, ricorda una chiacchierata con Leoluca Bagarella sempre su quel “documento”. “Io avevo chiesto a Bagarella se lui fosse a conoscenza dell’ identità del contatto di Riina… Bagarella mi ha dato una risposta negativa… lui era effettivamente ed autonomamente a conoscenza della vicenda relativa al papello… anzi, probabilmente ne sapeva più di me. Ciò non lo deduco da qualche fatto specifico, ma dal fatto che Leoluca Bagarella aveva con Totò Riina una frequentazione più assidua… voglio però aggiungere che se Riina aveva un obiettivo lui lo perseguiva sapendo dove appoggiarsi e dove voleva arrivare… invece Bagarella si metteva il paraocchi e andava avanti senza pensare alle conseguenze…”.

a.b. (Attilio Bolzoni) per La Repubblica, 30 luglio 1997

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