«Provenzano confidente degli investigatori»

Il colonnello dei carabinieri Riccio: potevo catturare il superboss, il Ros mi disse di non intervenire

L’ ufficiale, sospeso dal servizio e sotto processo, ha deposto ieri a Palermo: informai subito i magistrati «Provenzano confidente degli investigatori» Il colonnello dei carabinieri Riccio: potevo catturare il superboss, il Ros mi disse di non intervenire PALERMO – Un colonnello dei carabinieri sospeso dal servizio (e sotto processo a Genova) accusa i colleghi del Ros di avere bloccato nel ‘ 95 la cattura della primula rossa di Cosa Nostra, Bernardo Provenzano. Parole pesanti che riaprono il capitolo dei sospetti sul corpo speciale dell’ Arma. Michele Riccio, ex investigatore di punta dell’ allora pm milanese Tiziana Parenti, ha deposto ieri in Tribunale, dove è alla sbarra un gruppo di presunti fiancheggiatori del boss corleonese, capo di Cosa Nostra, latitante da 38 anni. L’ ufficiale è apparso pronto a dare battaglia, nonostante le vicissitudini giudiziarie: è accusato di aver usato metodi spregiudicati nella sua attività investigativa, giungendo anche a incastrare gli inquisiti con partite di droga sequestrate ai trafficanti. In aula Riccio ha dichiarato che 6 anni fa nelle campagne di Mezzojuso fu sul punto di arrestare il superlatitante Provenzano grazie alla soffiata di un confidente. Ma al momento decisivo – ha aggiunto – venne stoppato dai vertici del Ros. Poi, nel corridoio del Palazzo, ai giornalisti ha detto che il padrino corleonese è, sì, un boss di gran peso, ma anche un confidente degli apparati investigativi, lasciando intendere che dietro alla cattura di Totò Riina, nel gennaio ‘ 93, ci sia stata la sua mano, come qualcuno ipotizzò in quei giorni. Un’ udienza ad alta tensione, quella di ieri, con grossa affluenza di pubblico, che riporta agli anni ruggenti dei grandi processi di mafia. Il colonnello Riccio ha spiegato di aver ricevuto la soffiata da uno dei suoi confidenti, Luigi Ilardo, un mafioso di mezza tacca capace però di svelare tanti segreti del clan guidato da Provenzano. «Ilardo venne da me il 31 ottobre 1995 per dirmi che quella sera Provenzano avrebbe incontrato alcuni boss in una casa di Mezzojuso – ha detto l’ ufficiale -. La casa si trova proprio di fronte al nascondiglio in cui è stato trovato Benedetto Spera. Comunicai la notizia ai vertici del Ros, precisando che avrei potuto ottenere i mezzi per far scattare l’ operazione. Loro risposero che i mezzi non c’ erano, ma mi assicurarono che li avrebbero avuti in breve tempo e mi raccomandarono di limitarmi a fare appostamenti e a registrare ogni movimento, senza intervenire». Riccio, con l’ aiuto di alcuni colleghi di Caltanissetta, ubbidì e si mise a controllare le auto di passaggio e a segnarne i numeri di targa. «Ma dal Ros – ha aggiunto – non arrivò mai l’ ordine di fare irruzione nel casolare». La stessa sera, Riccio incontrò Ilardo, che gli confermò la presenza di Provenzano al summit. «Di tutto ciò – ha concluso – informai la Procura di Palermo, nella persona del dottor Pignatone». Ilardo, ha ricordato ancora Riccio, venne ucciso qualche mese più tardi a Catania, dopo aver iniziato a collaborare con la Procura di Caltanissetta, dietro sua insistenza. Ma fece in tempo a fare rivelazioni sconvolgenti sugli omicidi di Pio La Torre, di Piersanti Mattarella, Giuseppe Insalaco, sul fallito attentato all’ Addaura contro Falcone. «Tutte vicende – ha concluso Riccio – che con la mafia c’ entravano poco»

Enzo Mignosi per il Corriere della Sera del 7 aprile 2001

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