Torna il Corvo a Palermo

PALERMO – Una lettera di otto pagine avvelena l’ aria di Palermo. E’ una lettera che mette i brividi, che dice e non dice, che mischia episodi più o meno inverosimili con nomi veri, che avverte e confonde, che racconta quello che è accaduto e fa intuire quello che accadrà. E’ una lettera anonima, il Corvo è tornato. Questa volta si firma con un “noi” che rende ancora più indecifrabile la sua trama, questa volta parla della morte di Lima e di Falcone. Otto pagine che ricostruiscono uno scenario siciliano, che indicano piste investigative, che invitano a seguire con più attenzione certi indizi, che gettano ombre su alcuni uomini importanti. Una lettera che fa tremare Palermo. L’ hanno messa in circuito fra il 22 e il 23 di giugno, per una decina di giorni solo sussurri e bisbigli, solo mezze frasi raccolte qua e là, solo preoccupate reazioni di poliziotti e carabinieri che “sentono” in anticipo l’ odore fetido dei messaggi in codice. Poi, improvvisamente, un giornale, La Sicilia di Catania, decide di pubblicare ampi stralci di quell’ anonimo. Le otto pagine sono diventate un “caso”. Ha aperto un’ inchiesta il procuratore della repubblica di Palermo, ne ha aperta un’ altra la procura di Caltanissetta (nella missiva senza firma sono citati a vario titolo i nomi di una dozzina di magistrati palermitani), ha chiesto formalmente la trasmissione della lettera pure il pool di giudici che indaga sul massacro dell’ autostrada. Negli ambienti investigativi si cerca di decifrare ogni parola del Corvo mentre c’ è chi annuncia querele contro ignoti, ad esempio un paio di magistrati tirati in ballo per storie clamorosamente false hanno già dato incarico ai loro legali di provvedere. Otto pagine inviate a 39 indirizzi (“Tutti coloro, secondo il nostro giudizio, che possono svolgere un’ azione positiva per scoprire finalmente tante tristi verità…”), otto pagine spedite ai direttori di alcuni quotidiani, a procuratori della Repubblica, capi di squadre mobili, prefetti, segretari di partito, al Presidente della Repubblica, al vicepresidente del Csm, ai presidenti di Camera e Senato. Lungo l’ elenco dei destinatari, lungo anche l’ elenco finale delle “indicazioni che si ritengono utili ai fini di dimostrare giudiziariamente vere le affermazioni della nostra lettera”. In tutto 29 punti, una specie di delega alle indagini, un passaggio della lettera che rivela l’ impronta di “un addetto ai lavori”, uno che sa tante cose, uno che sa anche come presentarle indicando con ordine gli accertamenti da eseguire. Ma di cosa esattamente parla l’ anonimo dell’ estate 1992? Perché sta turbando così tanto gli investigatori e i magistrati siciliani? La nuova stagione dei veleni si apre con un paio di pagine che “spiegano” come muore il potente Salvo Lima. E l’ anonimo parte raccontando l’ attacco che sferra un gruppo politico a Giulio Andreotti alla vigilia delle elezioni del 5 aprile. Attacco che passa soprattutto attraverso i suoi fedelissimi, in prima linea Salvo Lima. L’ anonimo dice che Lima non riesce a interpretare certi segnali, aggiunge che l’ europarlamentare non si accorge di ciò che sta accadendo intorno a lui fra il febbraio e il marzo di quest’ anno. Perché muore Salvo Lima? Perché, rivela il Corvo, rimane fedele ad Andreotti. E un’ intera pagina è dedicata a “quel gruppo che tenta la scalata al potere”. Si fanno anche qui nomi, si descrivono improbabili incontri fra big della Democrazia cristiana e superlatitanti, si entra nel particolare citando alcuni noti personaggi e coprendoli di accuse che puzzano di spazzatura. L’ anonimo diventa più preciso parlando di chi materialmente avrebbe ucciso Salvo Lima. E con nome e cognome indica i capi di una fazione di Cosa Nostra, indica la regione dalla quale sarebbe arrivato uno dei sicari, indica un nascondiglio, indica perfino i giorni passati dai killer dentro un covo palermitano prima di ripartire. Perché l’ anonimo racconta queste cose? Perché disegna un quadro generale non totalmente incredibile e poi semina immondizia intorno a certi nomi? Le prime decodificazioni dell’ anonimo, le prime decifrazioni affidate agli esperti dell’ antimafia sono concordi sicuramente su un punto. Questo: “Ci sono persone che vogliono far sapere a tutti i costi che non sono stati loro a uccidere Salvo Lima”. Siamo in un campo assai minato, dove ogni virgola ha il suo peso, dove anche la riga che può sembrare più banale significa sempre qualcosa. E dal caso Lima si entra così nel caso Falcone, nella lettera compaiono a sorpresa nuovi nomi, si intrecciano nuove situazioni, si parla del capo dei capi di Cosa Nostra, Totò Riina, che non sarebbe stato d’ accordo con i suoi complici. L’ anonimo si spinge più in là, sostiene addirittura che Totò Riina non avrebbe voluto la morte di Falcone “perché riteneva controproducente per la sua causa un simile omicidio”. Siamo alla follia pura? Al depistaggio abilmente orchestrato da quelle “raffinatissime menti” di cui ogni tanto parlava lo stesso Falcone riferendosi ai misteri siciliani? O siamo piuttosto alla vigilia di qualcosa, qualcosa annunciato dall’ anonimo, qualcosa che solo i veri destinatari (e naturalmente non i 39 in elenco) delle otto pagine possono capire? Palermo è avvolta in un terribile giallo. Il Corvo fa nomi di ministri ed ex ministri, racconta di dossier insabbiati, rapporti riservatissimi della Guardia di Finanza e dei carabinieri. Entra in gioco una banca, si ripropone la storia di un potente gruppo imprenditoriale, si coinvolgono alcuni dei più noti professionisti palermitani, si tirano per i capelli dentro torbide vicende alcuni giudici. E ancora: si parla dei legami di questo o di quello con i Servizi, si riparla di un voluminoso lavoro sugli appalti dei carabinieri che non sarebbe stato valorizzato nella giusta maniera in procura, si “invita” a indagare su una serie di assessori regionali, di costruttori, di mafiosi, di magistrati. E passo dopo passo l’ anonimo continua a mischiare storie che tutti a Palermo conoscono come assolutamente false con storie che nessuno o quasi nessuno conosce. Inquietante il contenuto della lettera, ma inquietante anche lo stile dell’ ultimo Corvo di Palermo. Che fra una “rivelazione” e l’ altra tenta di giustificare l’ anonimato. Così: “Noi sappiamo che è tutto vero, altri dovranno scoprirlo…”. O così: “Non ci firmiamo. Abbiamo riflettuto a lungo prima di deciderlo. Sarebbe stato assai facile a gente tanto potente delegittimarci, rendendo inutile il nostro tentativo di fermare un disegno diabolico…”. O ancora così: “A tutti i destinatari diciamo… e ormai non potete fingere di non sapere”. E infine c’ è quella lista che dà 29 indicazioni intorno alle quali muoversi, quella sorta di “delega alle indagini” che scopre in qualche modo il Corvo, il Corvo che si firma “noi”. Come se fosse un gruppo, un clan, una parte. Otto pagine di veleni come quelli sparsi nell’ estate dell’ 89, a cavallo fra la cattura di Totuccio Contorno in Sicilia e il fallito attentato a Falcone sugli scogli dell’ Addaura. Per quella lettera fu condannato per calunnia il giudice Girolamo Alberto Di Pisa, il magistrato fu scoperto attraverso un’ impronta digitale “rubata” dagli 007 dell’ allora Alto commissario Sica. E oggi, fuori gioco Di Pisa, chi è il nuovo Corvo?

Attilio Bolzoni per La Repubblica del 2 luglio 1992

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