Il ritorno dei corvi

BRUTTE notizie dalla Sicilia. Un capitano dei carabinieri accusa Guido Lo Forte, procuratore aggiunto di Palermo e braccio destro di Giancarlo Caselli. Il pubblico ministero sarebbe stato una delle fonti dalle quali Cosa Nostra ha attinto, nel 1991, notizie riservate sulle istruttorie in corso. E’ lecito pensare – e le conferme non mancano – che l’ ufficiale dell’ Arma, prima di consegnare alla procura di Caltanissetta queste esplosive rivelazioni, abbia informato il comandante del suo reparto.
REPARTO che è, peraltro, il nucleo investigativo per eccellenza dei carabinieri, il Raggruppamento operativo speciale (Ros). Come è lecito pensare che il comandante del Ros, il colonnello Mario Mori, abbia informato il capo di stato maggiore (il generale Nunzella) della sconvolgente testimonianza che avrebbe reso il suo ufficiale. E il capo di stato maggiore, il comandante generale dell’ Arma (il generale Siracusa). Se gli anelli della catena di comando militare hanno tenuto, si può concludere che siamo nel bel mezzo di un conflitto tra apparati dello Stato. Da una parte l’ Arma dei carabinieri. Dall’ altra, la procura di Palermo. Ma non solo. Siamo anche alla vigilia di una destabilizzante stagione che una volta si definiva dei “veleni”. “Veleni” consueti a Palermo e in Sicilia e miracolosamente non distillati (o evaporati) dall’ alambicco delle mezze verità negli ultimi cinque anni. E’ la prima considerazione da fare. Si è strappato il tessuto unitario di strategie e di azione degli apparati dello Stato, un tessuto che i tragici avvenimenti del 1992 (stragi di Capaci e di via D’ Amelio) e del 1993 (bombe a Milano, Firenze e Roma) avevano, per la prima volta dalla nascita della Repubblica, rinsaldato in una trama stretta e compatta. Lo strappo è evidente, largo, pericoloso e difficilmente potrà essere riparato con un sapiente rammendo perché, su uno stesso episodio, le ricostruzioni dell’ Arma di Siracusa e della Procura di Caselli divergono di 180 gradi. L’ episodio è presto detto. Nel 1991 Angelo Siino, considerato il “ministro dei Lavori Pubblici” del governo mafioso di Cosa Nostra, entra in possesso di un rapporto di mille pagine che scoperchia il pentolone del patto scellerato tra politica e mafia e svela le alchimie illegali in base alle quali vengono tagliate le fette della torta degli appalti siciliani. Chi consegnò a Siino, e quindi a Cosa Nostra, quel rapporto? Ora che Angelo Siino ha saltato il fosso confessando i segreti degli affari dei Corleonesi, le verità (o forse le mezze verità) sono due. Diametralmente opposte.
Siino ha raccontato ai procuratori di Palermo che “un maresciallo dei carabinieri gli promise quel rapporto”. E ha aggiunto che, alla vigilia del suo pentimento, furono proprio alcuni carabinieri ad avvicinarlo per chiedergli di chiamare in causa, come “vicini alla mafia”, alcuni sostituti procuratori del pool di Caselli come Guido Lo Forte, il “motore” delle tre più importanti inchieste condotte a Palermo (Contrada, Andreotti, Dell’ Utri). Ben altra la rivelazione che l’ ufficiale dei carabinieri ha depositato in un verbale di interrogatorio dinanzi al procuratore di Caltanissetta. Ben prima del suo pentimento – ha detto il capitano Giuseppe De Donno – Angelo Siino era già “un confidente” dell’ Arma. In un colloquio informale svelò che Cosa Nostra poteva “far riferimento” per ottenere notizie istruttorie riservate sulla disponibilità dell’ allora procuratore di Palermo, Pietro Giammanco, e dei sostituti Giuseppe Pignatone e Guido Lo Forte. Chi racconta il vero e chi il falso? O chi racconta soltanto mezze verità che, come si sa, sono ancora più insidiose e indistruttibili delle menzogne? Non è saggio rispondere oggi a questa domanda. Ogni risposta sarebbe azzardata perché cancellerebbe con un ingiustificato colpo di spugna la credibilità e la correttezza istituzionale che la Procura di Caselli e l’ Arma dei carabinieri hanno il diritto di vedersi pubblicamente riconoscere. La risposta può e deve darla soltanto la procura di Caltanissetta cui spetta il compito di accertare se la “denuncia” dell’ ufficiale dei carabinieri trova riscontro nei fatti e nelle testimonianze o è campata in aria e fortemente lesiva della trasparenza dei magistrati sotto tiro e soprattutto di Lo Forte che ha giocato in questi ultimi anni un ruolo decisivo al fianco di Giancarlo Caselli. Oggi conta osservare che la fonte dei procuratori come dei carabinieri è un mafioso che ha deciso di collaborare. Di collaborare in modo autentico o di diffondere velenosa disinformazione capace di dividere gli apparati dello Stato? Soltanto apparati dello Stato uniti, non in conflitto, possono restringere gli spazi di manovra alle pericolose operazioni di inquinamento di Cosa Nostra che gli addetti ai lavori paventano come probabili da anni. Purtroppo la trama istituzionale che, a partire dal 1992, ha strozzato la mafia fino a lasciarla senza fiato, non appare più così solida. E’ questa la notizia cattiva che bisogna scrivere nel taccuino di Palermo. Notizia cattiva. Come cattiva è l’ atmosfera che si rintraccia in città, attraversata, come negli anni più bui dell’ accerchiamento al pool di Falcone e Borsellino, da voci maligne, sussurri assassini, indiscrezioni ispirate chissà da chi, da chissà quale interesse o ambizione. Il bestiario palermitano dalle mille figure – corvi, serpenti, avvoltoi, talpe – si è messo in moto alla vigilia di importanti appuntamenti giudiziari (il processo Dell’ Utri) e politici (le elezioni comunali). Non occorre grande lucidità prognostica per prevedere che se lo Stato si spaccherà come un albero colpito da un fulmine, se gli uomini dello Stato saranno l’ uno contro gli altri armati, l’ epilogo fisiologico di una proficua stagione cominciata appena cinque anni fa sarà l’ atrofia del contrasto alla mafia. Un’ azione che, in molti retrobottega della politica, della società, dell’ economia e forse anche in qualche angolo buio dello Stato, è ancora un’ anomalia da cancellare per ritornare a quel “quieto vivere” con il crimine che ha segnato la Prima Repubblica.

Giuseppe D’Avanzo per La Repubblica del 5 novembre 1997

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