La verità di Ciancimino

PALERMO – Sull’ omicidio di Salvo Lima scende in campo don Vito, esce allo scoperto l’ ex sindaco di Palermo arrestato per mafia. Ciancimino chiede chiede di raccontare la sua versione sull’ assassinio di quello che fu il democristiano più potente di Sicilia, chiede di essere ascoltato a Palazzo San Macuto dalla commissione parlamentare antimafia. Un colpo a sorpresa annunciato in due cartelle dattiloscritte inviate nel tardo pomeriggio di ieri alle redazioni palermitane delle agenzie di stampa. L’ uomo che secondo il pentito Buscetta “era nelle mani dei corleonesi di Totò Riina”, dice che “l’ omicidio dell’ onorevole Lima è di quelli che vanno oltre la persona della vittima e puntano in alto, un avvertimento, come si suol dire”. Un avvertimento contro chi? Questo don Vito non lo spiega ma si offre come testimone: “Ancora oggi sono, pertanto, a disposizione di questa commissione antimafia se vorrà ascoltarmi”. E’ la prima volta che l’ ex sindaco di Palermo si fa avanti e si sbilancia su avvenimenti che non lo coinvolgono direttamente come imputato, è la prima volta in ogni caso che chiede di dire la sua su un delitto di mafia. Perché? “Perché – scrive nella sua lettera-messaggio recapitata alle agenzie – il delitto Lima non può essere liquidato con ipotesi semplicistiche sul suo movente”. E quindi parla di un omicidio che è “un avvertimento”, di un omicidio che “punta in alto”. Nelle ventinove righe del comunicato anticipa in qualche modo il suo pensiero: “Sono convinto che questo delitto faccia parte di un disegno più vasto, un disegno che potrebbe spiegare altre cose, molte altre cose”. Una lettera in codice con un solo obiettivo: una convocazione davanti alla commissione parlamentare antimafia. Vito Ciancimino vuole entrare a Palazzo San Macuto a tutti i costi, pur di riuscirci sembra addirittura fare anche un’ ammissione: “Sono stato, per molti anni, testimone e in parte protagonista di un certo contesto politico…”. Ma perché don Vito si scopre così? Perché “parla” proprio all’ indomani della conclusione delle prime investigazioni sul delitto dell’ europarlamentare dc? Mistero. Ma lui una spiegazione in parte la dà: “Sarebbe giusto offrire alla pubblica opinione la possibilità di un giudizio non mediato…”. Vuole sedersi davanti ai componenti dell’ Antimafia per essere giudicato “non per interposta persona, cioè per il tramite dei giornalisti a volte imprecisi, spesso sintetici e superficiali e quasi sempre obbedienti al sistema politico-finanziario interessato non alla verità ma alla difesa di certe posizioni”. Il nome dell’ ex sindaco in quelle “clamorose iniziative giudiziarie” è citato abbondantemente. E anche in un modo molto preciso. Se Salvo Lima secondo i magistrati della procura era il garante degli equilibri fra il potere politico e il potere mafioso, Vito Ciancimino aveva una posizione abbastanza diversa. “Tutta particolare”, scrivono i giudici a pagina 17 del “librone” sul delitto Lima. E aggiungono: “Egli era infatti legato esclusivamente a Riina Salvatore ed ai corleonesi. Di conseguenza, mentre gli altri uomini politici, attraverso i canali già indicati (una serie di big della Dc n.d.r.) avevano facoltà di rivolgersi a tutte le ‘ famiglie’ , comprese quelle corleonesi, col Ciancimino tenevano contatti soltanto i corleonesi”.

Attilio Bolzoni per La Repubblica del 27 ottobre 1992

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