Ciancimino si offrì di far catturare Riina

FIRENZE (c.f.) – Le scuse alla Corte per qualche ragionamento di troppo espresso a voce alta. I chiarimenti sui rapporti con Forza Italia. E poi quei verbali con i vertici del Ros dell’ Arma che sembrano dire che in fondo Brusca non ha ragionato poi così male quando afferma “noi boss siamo stati giocati dai carabinieri”. Brusca, a Firenze per il processo sulle stragi del ‘ 93, prima di tutto si è scusato con i giudici per le cose dette l’ altro giorno sui carabinieri (“C’ erano loro dietro i contatti fra Cosa Nostra e lo Stato”). “Mi scuso per le polemiche…” si legge in una lettera. “Ero convinto che fosse utile per i giudici anche comprendere il nostro modo di ragionare intorno ai fatti… La guerra che scatenammo contro lo Stato fu il risultato dei nostri ragionamenti”. La seconda cosa che l’ ex boss ha voluto precisare è che “nel 1994 Cosa Nostra mandava messaggi a Silvio Berlusconi che era diventato presidente del Consiglio, ma con Forza Italia non c’ era nessun patto”. Il “chiarimento” più importante Brusca se l’ è preso quando i pm Chelazzi e Nicolosi hanno ottenuto di produrre i verbali di dichiarazioni rese dal capitano del Ros Giuseppe De Donno pochi giorni fa, il 12 gennaio, e quelle del comandante del Ros, colonnello Mario Mori, dell’ agosto scorso. E’ la storia dei “rapporti informali”, cioè non documentati, fra il vertice del Ros e l’ ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, quello del sacco, uno che con Cosa Nostra ha fatto affari per decenni. I verbali, oltre duecento pagine di trascrizioni, raccontano che De Donno e Mori avevano ottenuto la disponibilità di Ciancimino a consegnare loro Totò Riina. L’ accordo era arrivato alla fine di una serie di contatti avviati nella seconda metà del 1992 con lo scopo di far cessare le stragi come quella che uccise Falcone a Capaci. All’ inizio Ciancimino si propone “come infiltrato per i Ros in un nuovo sistema politico-imprenditoriale da ricreare dopo Tangentopoli. L’ effetto Di Pietro è devastante. Io ricreo un sistema nazionale di gestione delle tangenti, divento il garante di questo sistema tangentizio nazionale per tutte le forze politiche e via via vi informo”. “Era una proposta che ritenevo geniale” ha detto De Donno. Mori, che non voleva perdersi allora, siamo sempre nella seconda metà del 1992, “in vaniloqui e darsi da fare per fermare le stragi”, considera Ciancimino “una fonte da sviluppare per avere informazioni”. L’ ex sindaco però, mentre sta consultando una documentazione topografica messa a disposizione dal Ros per individuare a Palermo il covo di Riina, viene arrestato dalla polizia per un residuo di pena. Era il 19 dicembre 1992. La latitanza di Riina finisce pochi giorni dopo, il 15 gennaio. Arrestato dal Ros. Con un altro mistero. I rapporti tra Ros e Ciancimino sembrano confermare il racconto di Giovanni Brusca: “Riina mi disse che dopo gli attentati a Falcone e Borsellino qualcuno, da parte delle istituzioni, si era fatto sotto e c’ era una trattativa in corso”

La Repubblica del 24 gennaio 1998

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