“Baldassarre” spifferò la dritta giusta

TORINO . Palermitano, 30 anni. Il suo nome sarebbe Baldassarre. Questo lo scarno identikit dell’ uomo che dal Piemonte ha messo le forze dell’ ordine sulla pista giusta nell’ “Operazione belva”, culminata con la cattura di Toto’ Riina. Sono i primi spezzoni di verita’ che trapelano dal cordone di silenzio steso attorno alla vicenda. A Torino nessuno parla, ma qualcosa si e’ riusciti ugualmente a sapere. Da Palermo gli investigatori continuano a ripetere che in tutta la brillante operazione non c’ e’ stato lo zampino di pentiti. Ammettono pero’ l’ esistenza di input importanti venuti da Torino. In effetti Baldassarre non sarebbe un vero e proprio pentito, ma piu’ precisamente un confidente. Tutto sarebbe iniziato alcune settimane fa. Non e’ ancora chiaro se spontaneamente o se perche’ coinvolto in un’ operazione anticrimine, Baldassarre entra in contatto con i carabinieri. Dopo qualche “preliminare” decide di vuotare il sacco, di dire le importantissime cose di cui e’ a conoscenza. A Torino il comando della Regione Piemonte e’ stato affidato da qualche mese al generale Francesco Delfino, brillante ufficiale che negli anni scorsi e’ stato anche a Palermo. Baldassarre lo conosce e si fida. Sarebbe stato l’ ufficiale a raccogliere le prime confidenze di Baldassarre, a chiedere le verifiche ai colleghi di Palermo. Il colonnello Emo Tassi, vice di Delfino, diventa l’ anello di collegamento tra Piemonte e Sicilia e anche per questo l’ altro giorno e’ presente alla conferenza stampa di Palermo subito dopo la cattura di Riina. I primi riscontri sui racconti di Baldassarre sono positivi. Il confidente non sa dove si nasconda il capomafia, ma sa chi sono i suoi piu’ intimi amici, conosce i luoghi che frequentano, forse ha avuto modo di entrare in contatto con parenti del boss. L’ operazione fa dunque alcuni primi decisivi passi ed ecco allora entrare in scena un altro inquirente torinese, il giudice Giancarlo Caselli. Prima di prendere possesso dell’ incarico di procuratore della Repubblica a Palermo, il magistrato viene informato dell’ esistenza dell’ informatore, lo ascolta. E cosi’ si spiega perche’ Caselli . che a Torino stava per concludere, come presidente di Corte d’ assise, un processo per omicidio . decide di non finire la causa e di accelerare al massimo il suo trasferimento. L’ altro giorno dirige personalmente, a Palermo, l’ operazione della cattura di Riina. In Sicilia viene anche trasferito, quattro giorni fa, il confidente. Perche’ ha deciso di collaborare? Su questo aspetto il silenzio e’ assoluto, il mistero ancora fitto. Forse Baldassarre ha motivi di inimicizia nei confronti del boss mafioso o dei suoi fedelissimi. Le spietate esecuzioni che hanno insanguinato Palermo in questi ultimi anni potrebbero aver colpito anche qualche suo familiare. E un’ ipotesi fra le tante che si potrebbero avanzare. Cosi’ come e’ possibile che il confidente conosca molti segreti della mafia palermitana e che il suo contributo non si sia solo limitato alla cattura di Riina. Intanto attorno a lui si e’ stretto, ferreo, il cerchio della protezione. Ma anche per Riina le autorita’ hanno preparato eccezionali misure di sicurezza. Nicolo’ Amato, direttore degli Istituti di pena, all’ inaugurazione dell’ anno giudiziario, a Torino, ha ammesso: “Sappiamo bene che la detenzione di Riina ci pone dei problemi di sicurezza, non solo per cio’ che puo’ fare il detenuto, ma anche per cio’ che qualcuno gli puo’ fare”. Amato ha fornito i dati aggiornati sui reclusi per reati di mafia: sono 5247, di cui 1045 in massima sorveglianza. I pentiti sono circa 200 e il loro numero e’ in continuo aumento.

Edoardo Girola per Il Corriere della Sera del 17 gennaio 1993

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