Tante ipotesi per una caduta. Dov’è la verità ?

ROMA – “Bisogna far passare qualche giorno, forse qualche settimana. Bisogna fare delle verifiche, controllare e ancora controllare. Bisogna vedere che cosa succede dopo l’ arresto del boss. Ci sarà uno scontro militare interno all’ organizzazione o Cosa Nostra sarà in grado di riprodurre una nuova leadership? Oggi, c’ è una sola preoccupazione in cima ai nostri pensieri: cautela”. Cautela è la parola d’ ordine degli addetti ai lavori del “caso Riina”. Nessuno – investigatore o magistrato – vuole sbilanciarsi. Tutti vogliono veder meglio, al di là delle modalità della cattura, le “ragioni” di quest’ arresto dopo tanti anni di latitanza. Senza togliere nulla alle capacità investigative dei carabinieri, c’ è chi affaccia il dubbio che Riina possa essersi consegnato, che il suo arresto possa essere, in realtà, una resa obbligata dalle necessità interne dell’ organizzazione in difficoltà. C’ è chi, pur osservando che, in ogni caso, è meglio un Riina in manette che un Riina latitante, avanza l’ ipotesi che la “caduta” del boss possa essere il passaggio obbligato di un mutamento nella strategia di Cosa Nostra. Non c’ è stato ancora tempo per controlli e verifiche. La “confessione” di Baldassare Balduccio Di Maggio è del 9 gennaio. L’ indicazione per mettere in trappola il boss dei boss andava subito verificata. E, verificata, ha dato il migliore dei risultati possibili: l’ arresto di Riina. Solo ora comincia il tempo dei controlli e dei perché, dei tanti perché di questa improvvisa caduta. E’ stato “venduto” Totò u curtu? E da chi? Dalle famiglie (i Madonia, i Ganci, i Brusca, i Gambino) che, per un lungo periodo, gli hanno garantito cieca e, forse, terrorizzata obbedienza? O il boss è stato tradito dalla sua stessa famiglia? Di certo, la caduta di Riina libera Cosa Nostra di un “dittatore”, che con i suoi giochi doppi e metodi crudeli, aveva indotto decine di soldati e killer e capi alla diserzione. L’ arresto offre all’ organizzazione la possibilità di abbandonare la “politica” suicida di uno scontro frontale con lo Stato (in ogni caso, perdente) per riprendere a tessere, come sempre, il filo della connivenza, della collusione. Strategia tanto più favorevole oggi quando un’ intero sistema politico è in crisi e il nuovo ancora non si è affacciato. In questa interpretazione, l’ arresto di Riina sarebbe l’ unica possibilità a disposizione di Cosa Nostra per smettere i vecchi, insanguinati e consunti panni indossati negli anni Ottanta per indossare un abito più moderno, meno compromesso, più adeguato agli interessi dell’ organizzazione degli anni Novanta. Il sospetto di una manovra di Cosa Nostra è avanzato esplicitamente il leader della Rete, Leoluca Orlando in un’ intervista all’ Europeo. “L’ arresto di Totò Riina – sostiene Orlando – ricorda l’ uccisione del bandito Salvatore Giuliano”. L’ ex-sindaco di Palermo, che ritiene non ci siano retroscena sconvolgenti dietro la cattura del capo di Cosa Nostra, dice infatti che “Giuliano fu venduto ai carabinieri, anzi la mafia lo consegnò loro già morto e in cambio Cosa Nostra godette di almeno vent’ anni di impunità, tutto il tempo necessario cioè per cambiare pelle: per passare dalla mafia dei campi a quella della droga e degli appalti”. Orlando si augura che l’ arresto di Riina non rappresenti “il passaggio obbligato di Cosa Nostra verso la terza mafia”. E spiega che la cattura del boss potrebbe dare il via libera a una nuova mafia “tutta dimensionata sui mercati internazionali, in particolare sui mercati ancora vergini dell’ Est europeo, affamati di droga, ma anche di traffico d’ armi”. Per Orlando, un grosso ruolo potrebbe essere giocato dalla massoneria internazionale, all’ interno della quale è in corso una resa dei conti: “Così come l’ uccisione di Giuliano ha dato il via libera all’ ingresso della mafia nella politica nazionale, l’ arresto di Riina consentirà l’ ingresso di Cosa Nostra, magari sotto altro nome e certamente insieme ad altre mafie, nella politica internazionale”.

La Repubblica del 19 gennaio 1993

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